LO SCALATORE IN CARROZZINA – INTERVISTA A LUCA PANICHI

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FUORI TABELLA – RIPARTIAMO DA CAMPIONI

L’idea di questa rubrica è nata dalla voglia di scoprire storie autentiche, belle del vero significato del fare ciclismo. Lo Sport non è solo obiettivo agonistico ma anche condivisione di passioni  e compagno di vita.
Questa iniziativa mi ha dato la possibilità oggi di conoscere una persona magnifica: Luca Panichi ex ciclista dilettante che correva per la squadra Penna Fioriti, umbra-toscana oggi conosciuto come lo scalatore in carrozzina.

Questo il testo della motivazione con cui il Comune di Marsciano concede a Luca Panichi la cittadinanza onoraria: “L’impresa compiuta da Luca Panichi, con la scalata dello Stelvio spingendo la propria carrozzella, rappresenta un esempio di come, partendo da condizioni di svantaggio, si possano comunque raggiungere obiettivi “impossibili”. In questa vicenda c’è tutto ciò che può consentire anche a ciascuna comunità di uscire da questi tempi difficili: voglia di pensare in grande, volontà, coraggio, innovazione tecnologica (progetto e realizzazione della sua carrozzella), coesione (il sostegno attivo e morale di tanti singoli, associati, istituzioni), organizzazione e programmazione. Luca Panichi è un uomo al quale ciascuno di noi deve guardare. Questo prima di essere uno sportivo appassionato e un atleta con doti fisiche e morali fuori dal comune

  • Luca, tu hai vissuto il ciclismo dei “duri e puri”, da Fuori Tabella veri, hai vissuto gli anni del 92 e del 93 con Marco Pantani e Gilberto Simoni, per citarne alcuni, raccontaci un po’…

Quegli anni sono stati anni durissimi, nel ’92 corsi il Giro d’Italia Diletttanti dove Marco Pantani lo vinse e io arrivai quarantesimo nella classifica finale e per stare subito sul tema della Rubrica possiamo dire che Pantani era un Fuori Tabella . Per me quelli sono stati anni di forte crescita, avevo fatto un bel salto di qualità, sono stato un ciclista Marchigiano di adozione.

  • Tu sei stato Ciclista ma anche Studente come riuscivi a conciliare tutto ?

Sono stato Ciclista per 17 anni e la mia passione si è sviluppata grazie anche alla mia famiglia e un pò perchè fin da subito ho sviluppato questo mito dentro di me: avevo un esempio, quello dell’immenso Francesco Moser, che per me è stato l’input per sentirmi sempre motivato e trovare la determinazione e le energie. Quando poi sono passato dilettante, mi sono iscritto all’università di Scienze Politiche e devo dire che non è stato sempre facile gestire tutto . Ti racconto di quella volta che quando andavo al liceo Scientifico, nei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo, al momento che faceva buio presto durante il periodo scolastico a Perugia, rientrando a casa alle 14:30/15:00 se avessi dovuto prevedere il pranzo a ritorno da scuola chiaramente l’allenamento sarebbe saltato, quindi in accordo con i professori mi tiravo fuori il termos con gli spaghetti rigorosamente all’olio, due tre volte la settimana in classe a mezzogiorno !

  • Fino ad arrivare al Giro Dell’Umbria 18 luglio 1994

Come avevo accennato prima per me erano anni decisivi quelli, avevo fatto il salto di qualità entrando nella squadra delle Marche al Giro d’Italia. Oltremodo il primo anno da Dilettante avevo avuto come direttore sportivo l’ex professionista Roberto Poggiali avendo avuto modo così di confrontarmi al top. Poi, sai nella carriera ci sono sempre alti e bassi, l’importante è non mollare mai e crederci sempre come faceva Francesco Moser. Quell’anno lì ero reduce anche da un altro incidente che mi aveva visto coinvolto l’anno prima e che non fu per niente bello, riuscendo, nonostante tutto a rientrare in forma e riacquistando la mia condizione 

  • Come si è comportata la federazione e il comitato regionale / provinciale?

Mi ritengo fortunato perchè subito dopo l’incidente si è creato subito un percorso virtuoso di appoggio e di grande solidarietà in primis da parte del mio paese. In questo difficilissimo percorso anche la comunità del ciclismo mi è stata vicino .

  • Luca, tu hai capito che siamo a Fuori Tabella eh , raccontaci qualcosa che hai fatto fuori dagli schemi, devo capire se sei un fuori tabella o sei uno istituzionale , bisogna guadagnarsi la pagnotta

Nel periodo in cui feci riabilitazione, grazie ai miei diciassette anni da atleta, ho sperimentato il miracolo di non avvertirmi mai azzerato, sentendomi fin da subito sospeso con lo spirito proprio di un atleta che vuole migliorare. Un grande Fuori Tabella posso dire di averlo sperimentato in Germania nella fase di riabilitazione quando ebbi la fortuna di conoscere una ragazza di un’altro reparto con la quale ho preso piena coscienza della mia condizione e dei miei limiti … superandone alcuni.

  • Quali sono state le tue più grandi sfide in carrozzina?

Tutti gli anni mi rinnovo la sfida di scalare una salita diversa del Giro d’italia. L’idea è nata attraverso la contaminazione positiva di mio fratello che quell’anno era ospite al dopo tappa insieme a Gianluca Santilli per un progetto di promozione dell’utilità della bicicletta circa le problematiche di diabete e cardiopatia e quell’anno mentre loro fecero la salita con la bicicletta io mi scalai il Blockhaus in carrozzina, della cui scalata Cassani e Bularelli fecero la cronaca in diretta RAI !!. Da allora ne ho messe in fila parecchie come Lo Stelvio, Le Tre Cime di Lavaredo, Passo Tonale, Grossglockner, Zoncolan, Sassotetto, Colle delle Finestre, Colle del Sestriere …e tante altre.

  • Perché utilizzi la carrozzina e non utilizzi la HAND-BIKE per affrontare le tue sfide?

Prima di rispondere alla domanda tengo a specificare le principali differenze per me : La carrozzina fin da subito, sin quando ero a Firenze ma anche in Germania, nel momento in cui il sabato e la domenica si usciva, per me è stato subito naturale spingere la carrozzina in salita, seguito del far ciclismo e dell’essere stato ciclista. L’hand-Bike è uno strumento prettamente sportivo e non la si può usare al di fuori di un contesto che non sia una gara, oltre al fatto che avendo la possibilità di cambiare ti fa percepire in maniera molto ridotta la difficoltà di una pendenza in salita . Con la mia carrozzina ho avuto subito bisogno di potermi muovere a mio agio in esplorazione dei miei boghi Perugini e non solo.. Una fatica propedeutica ad affrontare quella reale di tutti i giorni. 

  • So che la morte di Casartelli è stata un coincidenza pazzesca che ha visto coinvolto il ciclista al tourdefrance Col du Portet-d’Aspet, Francia esattamente un anno dopo la tua caduta il 18 luglio 1995 e Fabio Casartelli aveva 25 anni come 25 ne avevi te quando hai subito l’incidente . come hai vissuto la notizia?

Questa coincidenza è pazzesca e tragica ovviamente. Mi sono scontrato con questo evento quando ero in Germania a fare riabilitazione. Quando il 19 Luglio vidi l’immagine insanguinata di Fabio Casartelli mi successe una cosa molto strana e metafora del mio percorso, fino a quel momento lì non avevo mai pianto per quello che mi era successo come se mi fossi trattenuto il tutto dentro, anche per questo mio spirito positivo, essendo abituato all’imprevisto. Quella tragedia mi ha fatto togliere una corazza che da tempo indossavo senza saperlo. Ho fatto un pianto di 15 minuti comprensivo di tutti quelli non fatti fino a quel momento e lì in quel pianto ho elaborato il dolore per la scomparsa di un Amico e la consapevolezza che la Vita è una dono da vivere sempre fino in fondo.

  • La Fondazione Casartelli è l’unica con il quale ti rapporti?

La Fondaziona Casartelli, sopratutto nei primi anni, si è spinta nel cercare di sensibilizzare i temi della sicurezza stradale anche dentro alle scuole. Purtroppo come sappiamo nel 2017 il nostro amato Michele Scarponi è stato travolto non lontano da casa sua, ucciso da un evento di violenza stradale. Da questo avvenimento tragico, Marco Scarponi, il fratello di Michele ha dato vita a una Fondazione in sua memoria a ricordarci come l’aquila di Filottrano ancor prima di essere atleta e campione è stato per noi tutti maestro di vita, un Fuori Tabella. Michele Scarponi riusciva a sdrammatizzare specie nelle situazioni in cui non si conseguivano i risultati e aveva sempre una buona parola per chiunque incontrasse in allenamento. Con la Fondazione Scarponi, il fratello ha voluto toccare i temi delle politiche della mobilità sostenibile, cercando di modificare radicalmente l’approccio culturale e logistico della gestione del traffico, purtroppo noi continuiamo a denunciare ogni anno 3.400/3.500 vittime della strada e non è più tollerabile. Le Fondazioni Scarponi / Casartelli / Pantani ad oggi sono gemellate e per questo, si sta facendo squadra per andare ad intercettare una disponibilità concreta delle Amministrazioni Comunali al fine di modificare la gestione del traffico e delle politiche urbanistiche in favore della mobilità sostenibile.

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