E LA BICI LIBERÒ LA DONNA

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E’ una storia di Amore, Impegno e Dedizione .

Sono abituata a non vivere la mia vita per paura, eppure la vita inizia proprio quando si smette di cedere il passo alla paura, ai giudizi, al pensiero altrui e alle cattive contaminazioni. Se poi sei una donna e per di più degli anni venti allora ci vuole davvero tanto coraggio per riuscire ad andare oltre le paure e alle discriminazioni ci vuole coraggio ma anche tanta determinazione . Alfonsina è riuscita nell’impresa delle imprese : attraverso la bicicletta ha abbattuto tante barriere, immolandosi a sostegno di tutto il genere femminile.

La storia ci insegna che la figura femminile è sempre stata simbolo di Fertilità, di Amore, di senso del bello e di riparo, per questo le culture antiche adoravano la donna nel vero senso della parola. In un primo momento nella civiltà egizia ed in quelle mesopotamiche (Persia, Assiria, Babilonia) la donna aveva una posizione molto elevata all’interno della società. In questi luoghi è stato presente anche il matriarcato. In Egitto vi furono anche casi di donne di casta elevata, che riuscirono, spesso governando in nome dei figli ancora piccoli, dopo essere rimaste vedove, a divenire persino faraone: esempi furono Hatshepsut, Nefertiti e Cleopatra. Nefertari, la moglie di Ramses II, influenzò grandemente la politica del marito. Con il tempo qualcosa è cambiato, la donna è diventata scomoda, tanto da dover lottare per essere considerata al pari dell’uomo.

Alfonsina strada riuscì ad abbattere molte barriere di stampo maschilista tipiche della sua epoca attraverso numerose sue imprese sportive. Alfonsa Morini nota con il nome da coniugata Alfonsina Strada è stata una ciclista su strada italiana, prima donna a competere in gare maschili come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia; è ritenuta tra le pioniere della parificazione tra sport maschile e femminile. È stata professionista dal 1907 al 1936.

«Vi farò vedere io se le donne non sanno stare in bicicletta come gli uomini»
(Alfonsina Strada)

«Sono una donna, è vero. E può darsi che non sia molto estetica e graziosa una donna che corre in bicicletta. Vede come sono ridotta? Non sono mai stata bella; ora sono… un mostro. Ma che dovevo fare? La puttana? Ho un marito al manicomio che devo aiutare; ho una bimba al collegio che mi costa 10 lire al giorno. Ad Aquila avevo raggranellato 500 lire che spedii subito e che mi servirono per mettere a posto tante cose. Ho le gambe buone, i pubblici di tutta Italia (specie le donne e le madri) mi trattano con entusiasmo. Non sono pentita. Ho avuto delle amarezze, qualcuno mi ha schernita; ma io sono soddisfatta e so di avere fatto bene.»
(Alfonsina Strada, intervista al Guerin Sportivo.)

La verità però è che molte donne, le così dette femministe di oggi, non hanno la minima idea di cosa voglia dire essere donna. Nei loro discorsi c’è sempre qualcosa che mi stride, una falsità moralista di fondo che mi fa rabbrividire.

Sono la quarta di 5 fratelli, di cui 3 maschi più grandi di me e vi posso assicurare che gli uomini e le donne non sono uguali (grazie a Dio), il corpo e la mente di una donna è diversa da quella di un uomo, provocano reazioni diverse e questo non è mai stato problema, ma anzi una cosa che si deve sapere per poter gestire e valorizzare.

Cucinare per il proprio marito o rassettare casa non è mai stato un demerito ma anzi esattamente il contrario, dovrebbe essere motivo di vanto e non è giusto che ci lobotomizzino il cervello dicendoci che l’essere donna può passare solo attraverso il diritto di comportarsi tale e quale ad un uomo. Sono messaggi sbagliati. Il Femminismo di oggi sembra l’altra faccia della medaglia del maschilismo di ieri.

L’acquisizione dei diritti dovrebbe sempre comprendere anche consapevolezza di doveri, evitando di diluire ogni cosa con tante ipocrisie e tanti alibi.

La storia dell’emancipazione femminile è stata una battaglia sofferta e per molti versi ancora molto attuale

Noi cicliste sappiamo che si è disputata sul campo anche attraverso la bicicletta.

Provate a immaginare un contesto in cui le donne vengono messe ai margini della società, derise e ridicolizzate se utilizzano la bici perché per qualche ragione qualcuno ha deciso che andare in bici induce a pratiche viziose (a quanto pare solo per le donne).

Provate a immaginare un contesto in cui niente era scontato, anche un gesto tanto semplice come quello di andare in bicicletta poteva mettere una donna davvero in difficoltà e in cattiva luce rischiando di passare da “poco di buono”.

Ora provate a immaginare lo scalpore che ha potuto suscitare una donna che decise di gareggiare al giro d’Italia con soli uomini …





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