MONTECAMPIONE: IL DUELLO DEL PIRATA

Il Pirata si preparava ad affrontare il Giro d’Italia del 1997 da assoluto protagonista ma a causa di un gatto nero che attraversa la strada viene coinvolto in una caduta di gruppo sulle rocce della costiera Amalfitana. L’immagine del Romagnolo che risale in sella con la divisa lacerata ha fatto piangere tutti i tifosi e rimarrà per sempre impresso nei nostri cuori l’immagine dei suoi compagni di squadra che in armonioso silenzio lo spingono per alleviare la sofferenza delle pedalate.

Il Pirata era deciso a proseguire anche questa volta ma la caduta si rivela peggiore del previsto, la prognosi è una lacerazione del muscolo che lo costringe ad abbandonare il Giro. Marco non ha ancora vinto un grande giro ma viene già considerato uno dei Grandi del ciclismo Italiano. La sua “incoronazione” mondiale arriverà con la stagione del 1998. Era un’estate d’oro e il nome di Marco Pantani viene scritto per Sempre nella storia di questo sport. il 16 maggio del 1998 si presenta alla partenza del Giro da gran favorito e anche se le prime tappe pianeggianti non esaltano le sue doti basta una piccola collina o un arrivo in salita per vederlo sempre lì davanti. Il Pirata vince la tappa di Pian cavallo, ma è nell’ultima settimana, quella dedicata alle grandi montagne, che Marco non tradisce le aspettative e comincia a guadagnare minuti preziosi . Decisiva per la classifica finale è la famosa tappa di Montecampione dove Marco si trova a duellare con il rivale Russo, Pavel Tonkov che nei due anni precedenti si era classificato primo e secondo. Il Pirata scatta una, due, tre volte gettando via prima la bandana, poi gli occhiali e infine addirittura l’orecchino: tutto sembrava pesargli. Tonkov è sempre lì, non lo lascia fuggire ma Pantani non concede nulla neanche a livello psicologico e decide di non girarsi mai a guardare l’avversario! La scelta di non voltarsi mi rievoca il profondo ricordo di mio babbo e le sue parole: “Lucia, non girarti mai, ascolta il tuo respiro, ascolta le tue gambe, i battiti del tuo cuore, fregatene delle Tabelle, vai e dai spettacolo, comunque vada sarà un successo !”.

Penso che prima di Marco il gesto di non girarsi mai a guardare l’avversario potesse significare stanchezza e debolezza, ma anche in questo Marco è riuscito a cambiare le regole del gioco: la sfida non era più con un avversario, ma con sè stesso e la salita. Il suo unico riferimento era l’ombra della bici che lo seguiva, alla fine della salita Pantani scatta nuovamente e questa volta Tonkov si siede sulla sella, stanco, sfinito. Il Pirata cerca ancora l’ombra sull’asfalto ma questa volta c’è solo la sua e giunto al traguardo alza le mani al cielo: finalmente è in maglia Rosa e tutta l’Italia capisce che vincerà quel giro. Il 7 giugno 1998 il Pirata vince il suo primo Giro d’Italia, per lui è un trionfo completo, tanto da meritarsi anche la maglia verde, quella riservata al vincitore della classifica scalatori. La vittoria è dedicata a Luciano Pezzi, l’uomo che l’ha voluto nella Mercatone costruendogli una squadra su misura.

Con il tempo capii che molti consigli sul ciclismo che mi dava mio babbo erano frutto di una attenta osservazione dei comportamenti del buon Marco. Il gesto di alleggerirsi, salendo una montagna per me non era solo la conseguenza di una fatica, ma nelle mie gare diventava un rito quasi sacro e sinonimo della ricerca continua di un “salire leggeri”, metafora da perseguire nella vita di tutti i giorni.

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